10.3.15

Le siepi spontanee

Fino a pochi decenni fa, la campagna era un ambiente complesso e armonico costituito da campi, siepi, fossi, alberature e macchie boschive, che l'agricoltura moderna ha cambiato radicalmente.
In circa 30-40 anni sono state eliminate l'80% circa di siepi, alberature e macchie. La meccanizzazione e la monocoltura necessitavano di ampi spazi e le siepi erano d'intralcio, così sono state in gran parte eliminate.
Solo da poco tempo si è compresa la grande importanza delle siepi.
E' infatti in queste siepi che, man mano, si installano insetti utili, uccelli, rettili e piccoli mammiferi; essi portano al costituirsi di una grande variabilità ecologica che si autocontrolla, impedendo lo sviluppo eccessivo di parassiti dannosi per le nostre piante.
Le siepi proteggono dal vento, dall'erosione, aumentano la variabilità architettonica e la biodiversità.
Molte zone del sentiero sono state lasciate a siepe.

2.3.15

Orientamento

Anche in un sentiero breve (due chilometri e mezzo circa) e ben segnalato come il sentiero di Palliccio, si può avere la curiosità di trovare l'orientamento. Letteralmente: trovare l'oriente, cioè capire in che direzione si sta andando. Soprattutto per motivi didattici: ai bambini in visita infatti spieghiamo sempre alcuni metodi più o meno precisi per capire dove si trovano il nord e gli altri punti cardinali. Oltre alla bussola, alle stelle, alla posizione e al movimento del sole, si può fare riferimento ad un'altra possibilità per capire, quando siamo all'aria aperta, dove si trova il nord. Nella foto qui sotto si vede un bel cerro (Quercus cerris) che si incontra lungo il percorso. La parte esposta grosso modo verso il nord, quella cioè che non riceve mai i raggi solari, si riempie di muschi e licheni e risulta ben diversa da quella esposta verso il sud.


23.2.15

Agazzino

L'agazzino è un arbusto spinoso e sempreverde con un portamento cespuglioso e denso e un’altezza massima di 2,5 m. Vegeta dal livello del mare fino a circa 600 m.
I sottili fusti di colore marrone scuro tendono a svilupparsi in maniera abbastanza disordinata, producendo una densa chioma tondeggiante; sono muniti di lunghe spine acuminate.
Le foglie sono di piccole dimensioni, di colore verde scuro, ovali, lucide, leggermente coriacee; in primavera produce innumerevoli piccoli fiori a stella, di colore bianco, profumati, che attirano gli insetti impollinatori.
In autunno sulla pianta maturano i piccoli frutti tondeggianti, riuniti in grappoli, di colore arancione. I frutti sono commestibili, e possono essere utilizzati per preparare confetture. Restano spesso sulla pianta fino alla primavera successiva e ancora adesso in diverse parti del sentiero li si possono ammirare.
Il nome del genere Pyracantha deriva dai vocaboli greci pyr (fuoco) + acantha (spino); il nome della specie coccinea deriva dal latino coccineus (rosso).


16.2.15

Sambuco

E' un arbusto o alberello che arriva a 7 m di altezza e al sentiero ci sono diversi esemplari, dalle parti dell'ingresso sud, lungo il fosso. Quello raffigurato qua sotto lo stiamo sistemando perché era completamente ricoperto di edera e vitalba. Anche il cartello verrà presto sostituito.
La pianta presenta rami con midollo molto grosso, bianco, leggerissimo e compatto. Le foglie sono opposte, imparipennate, di solito con 5 foglioline ovato-lanceolate ed appuntite, seghettate ai margini. I fiori sbocciano in primavera-estate, sono piccoli, odorosi, biancastri, a 5 lobi petaliformi, riuniti numerosissimi in infiorescenze ombrelliformi molto ampie. Essi maturano numerose piccole bacche globose nero-violacee.
Tutte le parti della pianta sono tossiche per la presenza di cianuro e vari alcaloidi. Fanno eccezione i fiori e le bacche mature (ma non i semi al loro interno). Escluse le estreme regioni settentrionali, il sambuco vive spontaneo in tutto il continente europeo, dalla pianura fino a 1500 m di altitudine. Ha grande adattabilità sia al terreno che alle condizioni climatiche e anzi si comporta spesso da infestante (si diffonde soprattutto ad opera degli uccelli che sono ghiotti delle sue bacche).
È una specie molto diffusa in Italia soprattutto negli ambienti ruderali (lungo le linee ferroviarie, parchi, ecc.), boschi umidi e rive di corsi d'acqua.
Dal legno del tronco si ricava un legno duro e compatto, utilizzato come combustibile e per lavori al tornio; il legno dei giovani rami al contrario è tenero e fragile e non trova applicazioni pratiche.


9.2.15

Anno Internazionale dei Suoli

L'ONU ha proclamato il 2015 Anno Internazionale dei Suoli. Lo scopo è quello di porre maggiore attenzione ad essi, perché dalla terra e dalla sua cura dipendono sia il cibo sia la sicurezza per tutti noi. Secondo la FAO oltre un terzo dei suoli sono degradati a causa di vari fattori, tra i quali l'erosione, l'acidificazione, l'inquinamento, in gran parte causati da comportamenti umani. Di questo passo, intorno al 2050 l'ammontare mondiale dei terreni coltivabili e produttivi scenderà ad un quarto rispetto al livello del 1960. I suoli sono una risorsa pressoché dimenticata, e la sfida è quella di gestirli in maniera sostenibile, considerato che questa pratica è molto meno costosa rispetto al loro recupero.
Nel corso della prossima primavera, al Sentiero di Palliccio, avrà luogo una piccola iniziativa dedicata all'Anno Internazionale dei Suoli.


2.2.15

Il sentiero al contrario

Il sentiero ha un verso? Sì. Lo si dovrebbe percorrere in senso antiorario, o almeno così è stato disegnato e così è disposta la segnaletica. Che si cominci dall'ingresso nord, quello sulla provinciale, oppure dall'ingresso sud, quello dopo i pannelli fotovoltaici, cammineremo sempre seguendo il verso contrario al percorso delle lancette di un orologio. Ma bisogna fare per forza così? No. Anzi, chi è pratico del percorso, e non rischia di perdersi, farebbe bene ogni tanto a fare un giro in senso contrario, perché in questo modo c'è la possibilità di vedere cose che nell'altro verso sfuggono. Il panorama è diverso, le piante sono disposte diversamente, e si vedono scorci di bosco che abitualmente ci sfuggono. Buona passeggiata... al contrario!

28.1.15

Lavori d'inverno

Prendo a prestito una foto dell'anno scorso, di questi tempi, perché la situazione è più o meno la stessa. In questo periodo al Sentiero mi dedico sia alla manutenzione del percorso, potando le piante che impediscono il passaggio, e cercando di limitare l'espansione dei rovi e di altri arbusti, sia al rinnovo di quella parte della cartellonistica messa a dura prova dalle intemperie. Per lo più quest'anno si tratta di sostituire alcuni cartelli dedicati alle piante e agli animali, che si sono staccati o deteriorati, mentre la segnaletica di direzione appare tutta in buono stato. Se qualcuno avesse a disposizione una plastificatrice e mi permettesse di stampare una quindicina di fogli formato A4, sarebbe un bell'aiuto economico! Naturalmente vale sempre l'invito ad un aiuto anche nei lavori di ripulitura. Grazie!

19.1.15

Le latrine del tasso

Tra gli animali selvatici presenti al Sentiero uno dei più simpatici, ma non facilmente visibile, dato che si muove abitualmente di notte, è senz'altro il tasso, il cui nome scientifico è Meles meles. Appartiene alla famiglia dei Mustelidi, è un onnivoro che si ciba anche di radici, lumache, piccoli serpenti. Se incontra la vipera, spesso è quest'ultima ad avere la peggio, dato che il tasso è immune al suo veleno. L'inverno lo passa per lo più in letargo, in tane che scava con le sue robuste zampe. Talvolta nelle stesse tane ha una sorta di coabitazione con la volpe. Una delle tracce più evidenti della sua esistenza al Sentiero è la presenza di latrine: piccole buche scavate nel terreno dove lui, animale abitudinario, depone i suoi escrementi. Se ne possono vedere almeno un paio nella zona chiamata Punto di ascolto e osservazione: una nei pressi della grossa quercia ai margini della radura, l'altra più su, lungo la strada d'accesso, che è quella raffigurata qua sotto.